REVIEW

NIGHTS OF VIOLENCE REVIEW: TRUE METAL

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Fare HM classico nel 2007 è obiettivamente una scelta coraggiosa per una band agli inizi come i fiorentini Frozen Tears: si sa fin da subito che non si arriverà da nessuna parte causa un mercato stra-inflazionato nel settore ad appannaggio di formazioni consolidate per quanto attiene i grandi festival e gruppi italiani della NWOIHM che stanno riappropriandosi di quanto lasciato anni fa riguardo la scena locale. I Nostri ci provano con questo Nights of Violence, a partire da un booklet molto curato e professionale e una produzione bella piena, come ormai prassi per tutte quante le uscite della MyGraveyard Productions di Giuliano Mazzadri.

Nights of Violence

Si parte con la massiccia, grazie a una sezione ritmica possente - a la Judas Priest - Instability, che dà subito l'idea di quelle che sono le potenzialità dei Frozen Tears: HM classico con venature melodiche, come dai maestri della NWOBHM e, ancora prima i Judas Priest di KK Downing e Glenn Tipton. Queen of Solitude risulta essere un po' troppo autoindulgente per graffiare a sufficienza, nonostante le azzeccate riminiscenze a The Ripper Owens periodo Sacerdote di Giuda. Heart of Stone non si discosta molto dal pezzo che l'ha preceduta così come Don't Waste Your Time. Who Am I?, dall'incedere "brutal" Judas è un pezzo interessante, grazie anche a un growl ben dosato e mai invadente ma è con The Fortress e Stories che i Nostri calano gli assi: heavy metal diretto, epico e fresco condito da un gioco di chitarre dure d'altri tempi. Child's Prayer è ordinaria, The Prison poco meno - nonostante la grande produzione delle chitarre - e si chiude con Run If You Can, bonus track solo di nome e non di fatto, visto che non cambia di una virgola il registro globale di Nights of Violence. Recensendo dischi di HM classico come questo mi chiedo come mai molti gruppi abbiano perso la sana abitudine di mettere un brano slow, una ballad, tanto per far capire al pubblico che sanno anche andare oltre il 4/4 e la doppia cassa ogni dove.

Quello che manca ai Frozen Tears è po' più di sana cattiveria esecutiva - soprattutto a livello vocale - e la giusta civetteria in alcuni passaggi, ovvero quello che fa passare le canzoni da "semplici" a "memorabili" e "riconoscibili". Certo, non sono cose che si comprano nel negoziato sotto casa. I Nostri sono sulla giusta strada, con un poco di esperienza in più e qualche sano concerto dietro le spalle sono certo che la prossima volta ci sapranno stupire.

Stefano "Steven Rich" Ricetti

voto: 67/100

 

 

 


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