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NIGHTS
OF VIOLENCE REVIEW: SHAPELESS
www.shapelesszine.com

Frozen Tears: il nome
del gruppo porterebbe a pensare ad un gruppo progressive,
ma appena inserito il CD nel lettore e schiacciato "Play",
l'accostamento si rivela essere niente di più
falso. I Frozen Tears fanno heavy metal, cazzo, e che
heavy metal! Siamo onesti: uno dei componenti, il bassista,
scrive per Shapeless, niente di più vero, ed
io, assieme alla mia band ho avuto il piacere di condividere
il palco in una serata metallica a Marzo... ma non per
questo ho intenzione di lodare una band della quale
mi ero già fatto un ottima idea, visto che il
CD ce l'ho da prima che condividessimo tale serata e
ci conoscessimo!
L'heavy metal della band non è scontato come
accade in molte occasioni, partendo dalla voce di Alessio,
che fortunatamente non è troppo Halford-dipendente,
anche se in alcuni frangenti potrebbe richiamare alla
mente il singer dei Judas. Onestamente lo preferisco
quando strozza la voce dandoci dentro con la cattiveria.
Le chitarre sono affilate quanto basta e il drumming
possente è fortunatamente vario e non si consolida
sui tempi di doppia cassa continui. Il basso lavora
bene e di tecnica ce n'è tanta, peccato che sia
un po' schiacciato dalle distorsioni delle chitarre,
ma d'altronde il genere questo necessita e quindi accontentiamoci
dei passaggi e fraseggi che qua e là saltano
fuori.
Le canzoni non sono immediate e immediatamente assimilabili,
visto che non si risovono in solo strofam bridge e ritornello
- per fortuna dico io, almeno la longevità del
CD è garantita!
Come già accennato, le fonti d'ispirazione maggiormente
richiamate dalla musica del gruppo, sono da ricercarsi
nei dinosauri del genere (si vedano Judas Priest e Accept),
ma con arrangiamenti più cervellotici. Inoltre
ho notato anche una certa modernità a livello
di riff che a volte mi ha ricondotto ai più moderni
Nevermore.
Ora anche voi là fuori sapete a che tipo di gruppo
e a quale genere musicale vi troviate di fronte: sta
a voi se continuare o meno a leggere.
La partenza è affidata ad una alquanto oscura
ed aggressiva "Instability", che in fondo
ha il compito di riassumere l'intero lavoro nei suoi
cinque minuti di durata. ci introduce un up-tempo, contraddistinto
da due riff metallici e granitici nello stile della
band. Alessio alterna vocalizzi halfordiane a parti
più cattive meno acute. Che dire, la testa ondeggia
da subito e il ritornello è veramente azzecato.
Lapo, il primo chitarrista, ci regala ottimi assoli.
La parte centrale, arrangiata con una chitarra acustica
di sfondo che vanno a fondersi coi fraseggi di basso,
e le salite dove si intrecciano le chitarre evidenziano
il distacco che la band prende dai molto più
statici Judas Priest.
La successiva "Queen Of Solitude" sottolinea
quanto detto finora, riuscendo a ritagliarsi un nuovo
elogio, visto che intelligentemente la band affida la
prima parte della strofa a basso, batteria e voce per
sottolineare ancora di più la crescita sonora
che arriva ad esplodere nel ritornello, non subito di
facile presa. Geniale la parte stoppata centrale, carica
di groove che ci introduce nell'assolo del buon Lapo.
"Hearth Of Stone" passa via, veloce come il
vento, senza mostrare nè pregi nè difetti.
Statica e compatta, è solo un altro colpo diretto
allo stomaco.
"Don't Waste Your Time", invece, è
da puro mosh metallico. Il groove sprigionato dai riff
fanno del pezzo un ottimo anthem che non avrebbe affatto
sfigurato nel troppo poco carico ultimo CD dei Judas
Priest "Angel Of Retribution". Tutto fila
alla perfezione e il ritornello credo che sia il più
ruffiano scritto dalla band per questo CD.
"Who Am I?" gira intorno a tempi serrati di
doppia cassa e urli malefici, alquanto efficaci per
dare quel tono di cattiveria, che ormai è affidato
al heavy metal. Monolitica e meno melodica rispetto
le precedenti ma come già detto un po' di cattiveria
non guasta mai. Discorso a parte per l'ennesima base
dell'assolo, che grazie al groove che va creandosi,
valorizza oltre che l'assolo del sempre ispirato Lapo,
le capacità di tutta la band nel ritagliarsi
parti strumentali sempre azzeccate e mai banali.
"Fortress" è il pezzo che mi dice meno
del lotto, diciamo che gira un po' a vuoto, forse perchè
essendo centrale nella scaletta del CD non ha niente
in più delle precedenti e niente in più
delle successive. Insomma ad ascolto ultimato del CD
credo che questa sia il pezzo più debole, malgrado
il buon Massimigliano si danni l'anima infarcendo la
parte centrale con un ottimo fraseggio/assolo di basso.
Anche il finale improvviso, non mi fa cambiare il mio
giudizio.
Con "Stories" si torna in carreggiata con
un altro pezzo che farà la gioia di defender
più incalliti. Si sfiora il power metal in alcuni
frangenti, dove la velocità è veramente
elevata e la batteria corre sulla doppia cassa. Come
al solito la parte centrale strumentale dove si poggia
l'assolo di Lapo è architettata per non lasciare
prigionieri, cosi come l'uscita da tale parte caratterizzata
da un cantato superbo. Che dire? Altra cartuccia sparata
e altro centro.
"Child's Prayer" è la canzone che più
avvicina la band ai Nevermore, forse perchè la
voce ricalca le orme delle melodie di chitarra come
spesso fa mister Dale. Il pezzo è il più
difficile, secondo me, da assimilare, visto che tra
stacchi e melodie che si intrecciano e tempi meno lineari
di batteria, la complessità è elevata.
Come accade sempre, poi, vedrete che saprete apprezzare
anche questo pezzo, magari giudicandolo come il più
difficile ed elaborato del gruppo.
Abbandonati i tecnicismi, si arriva alla fine del CD
in modo egregio con due pezzi che più o meno
seguono la stessa linea, ovvero la semplicità
e l'orecchiabilità che fecero la fortuna di Judas
Priest e Accept. "The Prison", a parte l'inizio
affidato alle dita di Massimiliano, si trasforma in
un classico heavy metal con tanto di urlettini strangolati
che faranno la gioia dei vecchi metallari. Stessa filosofia
per la successiva e bonus track "Run If You Can"
(nella quale si segnala il lavoro alla chitarra dell'ospite
Simone Mularoni - nd Hellvis), cover ideale per indurre
l'ascoltatore a premere nuovamente "Play"
per tornare a cibarsi di ottimo heavy metal made in
Italy.
Frozen Tears, acquisto obbligato per chiunque apprezzi
le sonorità classiche, che suonano ovviamente
molto più moderne grazie anche ad una produzione
ottima a cura dei Fear Studio, studi specializzati in
heavy metal, visto che anche i vari Labirinth, Vison
Divine, Eldtrich ci sono passati più di una volta
per produrre i propri CD.
(Hellcat - Aprile 2006)
Voto: 8
Contatti:
Mail Frozen Tears: info@frozentears.it
Sito Frozen Tears: http://www.frozentears.it/
Sito My Graveyard Productions: http://www.mygraveyardproductions.com/
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E che altro aggiungere? Una recensione
come quella di Hellcat parla chiaro! E allora lasciamoci
trascinare dalle bordate musicali dei Frozen Tears,
che in barba al loro nome sono "caldi" come
pochi. E lo stile vocale del cantante non è poi
così halfordiano come potrebbe sembrare, o almeno
questa è la mia opinione. Ah, qualcuno mi ha
fatto rilevare che in realtà i Frozen Tears non
propongono nulla di nuovo. Beh, e che problema c'è?
Loro suonano heavy metal, e pure al passo con i tempi.
Ma è pur sempre heavy metal. L'heavy metal ha
dei canoni che vanno rispettati, e se le divagazioni
fossero troppo si farebbe prima a parlare di un altro
genere. Quindi, cari lettori, qui c'è pane per
la vostra insaziabile fame di metallo! Seconda grande
uscita per la My Graveyard!
(Hellvis, aprile 2007)
Voto: 8

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