REVIEW

NIGHTS OF VIOLENCE REVIEW: Metal Millenium album of the month February 2007

www.metalmillenium.net

 

Abbiamo dunque finalmente di fronte il quarto lavoro dei toscani Frozen Tears, che si confermano senza indugi come una delle più importanti formazioni dell'intero suolo italico. Per chi non li conoscesse, i FT nascono su basi metal classiche, per poi sviluppare un proprio stile che fonde alla perfezione l'heavy con venature power. La voce di Alessio Taiti è simile, per timbrica, a quella di Rob Halford. Fatte queste premesse, e considerato che con il precedente “Metal Hurricane” erano riusciti ad incamminarsi decisamente verso un personalismo stilistico molto accentuato, tuffiamoci veloci nella musica.

Dall'inizio di “Instability” ci si rende subito conto dell'ottima (ed è dir poco) registrazione: volumi perfettamente bilanciati, chitarre che graffiano, voce impeccabile e sessione ritmica esagerata. La traccia si presenta granitica ai massimi livelli, non perde un colpo e il lavoro alla voce è eccezionale in tutte le sue sfumature. Sorprende in positivo – ma sarà il leit motiv del cd – il lavoro di batteria: sempre vario e preciso, con una tonalità azzeccatissima. Le chitarre acustiche fanno capolino in mezzo e a fine canzone: un'ulteriore segno della qualità di registrazione.
La seguente “Queen of solitude” ci mette di fronte ad un bellissimo trio batteria-basso-voce, portandoci poi al cospetto di scudisciate sonore alternate ad un ritornello che, forse, è il punto meno convincente della canzone, un po' ruffiano. Per il resto – altro leit motiv del cd – il lavoro della chitarra solista è ispirato ed entusiasmante.
La terza canzone – “Heart of stone” – rimedia in quanto a ritornello: vi ritroverete a canticchiarlo spesso…per il resto, ancora una prova di forza metallica, sia nella parte strumentale che alla voce, ancora autrice di armonizzazioni veramente degne di nota.
“Don't waste your time”, con la sua melodia iniziale molto catchy, rappresenta un episodio piuttosto “giocherelloso” del cd, una canzone veloce e cadenzata. Incredibile – ancora una volta – il gusto estetico delle chitarre nell'assolo, che dimostra una maturità musicale non indifferente. La chiusura è affidata al riff iniziale.
Si prosegue con “Who am I”: potentissima nel riff e nella struttura ritmica fin dall'inizio, viene ulteriormente rafforzata dalla voce e vivacizzata da un bridge azzecatissimo e un ritornello da cantare a ripetizione. Lungo, molto piacevole ed elaborato l'assolo.
“Fortress” comincia con un tempo spezzato molto potente che viene sapientemente smorzato dalla band in melodia, cosicché il singer possa iniziare il suo fantastico racconto. Tra melodie barocche e ricami di basso, anche questa traccia si incastona come un rubino all'interno del cd.
“Stories” è un altro episodio incredibilmente catchy del lavoro: in parte power e in parte heavy, tiratissima fino in fondo, con molti cambi di tempo, e sulla quale è impossibile non fare headbanging. La parte strumentale centrale e l'assolo sono di qualità immensa e molto, molto azzeccati e trascinanti.
E siamo dunque arrivati all'episodio – secondo chi scrive – che non solo è il master piece del cd, ma rappresenta il punto più alto dello stile musicale raggiunto da questi ragazzi, che dimostra l'incredibile personalità raggiunta. “Child's prayer” (che contiene il titolo dell'album nel ritornello) è una canzone coraggiosa, con leggere venature prog, ma dannatemente metal. Il lavoro della sessione ritmica è di qualità eccelsa, la voce melodica e accattivante come non mai, e le chitarre…beh, dovete sentire l'inizio dell'assolo per capire il livello di questo cd. Encomiabile. E il ritornello vi farà compagnia, dopo qualche ascolto, in diversi momenti della giornata.
La penultima “The prison” comincia con un bell'assolo di basso, per poi incattivirsi via via durante la sua durata. Ancora una volta, il muro sonoro e il ritornello sono azzeccatissimi. Mi sembra di essere ripetitivo a sottolineare l'ottima parte solista…
Chiude il lotto la cover degli Accept “Run if you can”.

Questo cd, registrato ai Fear Studios di Alfonsine (Ra), e pubblicato per l'ottima My Graveyard Productions, abbisogna di due-tre (e successivi) ascolti per essere compreso fino in fondo. Dopo “Metal Hurricane” ci si aspettava sicuramente una prova di forza dal gruppo, ma “Nights of violence” va oltre ogni più rosea aspettativa: ci presenta una band in salute, che ha trovato definitivamente la propria via, e si valorizza con una registrazione davvero eccellente. Un lavoro compatto, fresco ed originale, di qualità in tutti i suoi aspetti, che merita sicuramente attenzione nazionale ed internazionale. Un grande in bocca al lupo ai Frozen Tears, con l'augurio di vederli presto su palchi importanti. Disco del mese. Sul sito si possono ascoltare due tracce.

www.frozentears.it

VOTO:

9

Cagliostro

 

 


MERCHANDISE
 

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