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NIGHTS
OF VIOLENCE REVIEW: Hardnheavy
www.hardnheavy.org

INOSSIDABILI!!!!
Già, più forti della sorte avversa, ritornano
sulle scene più fieri ed impavidi che mai, anche
i fiorentini Frozen Tears che, con il qui recensito
"Night of violence", giungono al tanto sospirato
traguardo del quarto album in poco più di due
lustri d'intensa attività artistica, non dopo
aver attraversato un breve periodo di stasi artistica,
dovuta più che altro al fallimento della loro
precedente etichetta che li aveva voluti fortemente
nella sua scuderia di cavalli di razza, inabissatasi,
inspiegabilmente, nel mare dell'obblio più profondo.
Tornano quindi alla ribalta, e lo fanno con un album,
ancora una volta fondamentale, che segna un ulteriore
passo in avanti verso quella definitiva maturazione,
ed evoluzione stilistica, intrapresa con il precedente
"Metal Hurricane", album che aveva segnato
se non altro un netto distinguo fra il passato artistico
dei nostri, e quello che poteva essere il loro futuro,
oggi non più paventato grazie alle nove splendide
song, più una cover di Acceptiana memoria, che
ribadiscono ancora una volta, se ce n'era di bisogno,
lo status di grandeur di questi cinque musicisti fiorentini.
La working class della scena heavy metal nostrana, ecco
come poter definire in poche parole l'essenza che si
cela all'interno di questo indistruttibile nugolo di
appassionati metalhead, una band che, senz'ombra di
dubbio, merita tutto il mio rispetto, e meriterebbe
sicuramente anche il vostro, per la dedizione e la devozione
verso certi stilemmi musicali maledettamente old style,
che li hanno portati ancora una volta a forgiare un
suono imponente ed autorevole, figlio legittimo della
tradizione priestiana, nonchè di quella puramente
germanica legata saldamente a partiture heavy rock come
nella migliore delle tradizioni di casa Accept, Primal
Fear e Sinner.
Guidati ancora una volta dai fratelli Taiti, Leonardo
ed Alessio, risettivamente chitarrista il primo, eloquiente
screamer il secondo, e dalla seconda ascia di Lapo Torrini,
oramai il fulcro della formazione toscana, supportati
dalla sezione ritmica formata dal, per me , mitico Max
Dionigi e dalla new entry Giovanni Guarnieri on the
drums, in poco più di tre quarti d'ora, i Frozen
Tears dicevamo, ci tramortiscono con la loro personalissima
mistura di heavy metal raw and wild, e ci sparano in
pieno volto tutta la loro rabbia repressa che si materializza
all'interno di vere e proprie stilettate metalliche
senza compromessi di sorta che si fanno apprezzare soprattutto
la loro reale essenza e per la spontaneità con
la quale vengono trasposte in musica.
Si, forse all'orecchio di qualche pischellino cresciuto
con i suoni confezionati e pompati degli ultimi anni,
i Frozen Tears potrenno suonare rozzi o scontati, ma
chi ha amato, e tutt'ora ama, il vero heavy metal, quello
con le "HM" in maiuscolo, saprà di
certo apprezzare song dall'appiglio energetico come
la saettante "Who am I?", la cadenzata "The
fortress" o l'up tempo "Instability",
entrambe plasmate nell'acciaio puro e genuino forgiato
direttamente nelle fonderie di Birmingham, in cui le
due asce della coppia Taiti/Torrini si scambiano convenevoli
a non finire, fra ritmiche inarrestabili, e riffing
spaccaossa, fra i quali si inerpicano le screaming vocals
del buon Alessio, degno erede di sua maestà Halford.
Niente finezze o (finte?) concessioni melodiche, qui
si rulla di brutto, prendere o lasciare, i Frozen Tears
sono tornati ancora una volta a ridabire il loro concetto
di heavy sound, se realmente vi sentite pronti, bene,
altrimenti..beh, altrimenti sono cazzi vostri, no???!!!!
p.s. Complimenti di cuore per l'ottimo lavoro d'artwork.
Beppe
"HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
VOTO:
4,5/5

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