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NIGHTS OF VIOLENCE
REVIEW: EUTK
http://www.eutk.net

Con
i Frozen Tears, la scuderia dell’etichetta bresciana
My Graveyard Productions ha sicuramente acquisito un
cavallo di razza, un purosangue dai muscoli forgiati
nell’acciaio che corre libero e fiero nelle lande
della NWOBHM e in quelle dell’US metal degli eighties,
dimostrando la sua prestanza e la sua maestosità
ad ogni movenza.
Mi scuserete per questo pizzico di “retorica”
da “metal head” un po’ infantile,
ma è da sempre l’effetto che mi fa la proposta
di questo quintetto toscano, che, pur non avendo nulla
di puerile, inevitabilmente riporta la mente ad una
delle stagioni più entusiasmanti per gli amanti
di questo suono, contraddistinta, oltre che da molte
personalità artistiche di spicco, anche dalla
definizione dei tratti fondamentali di un “immaginario”
che identifica ancora oggi un certo universo musicale.
I Frozen Tears continuano, anche con questo nuovo “Nights
of violence”, ad impressionarmi molto favorevolmente
per l’atteggiamento con cui interpretano le loro
passioni ispirative: una tecnica strumentale tutt’altro
che approssimativa e un’invidiabile coesione si
assoggettano ad un’imponente cultura specifica
che consente alle loro partiture, sebbene quasi fatalmente
non troppo originali, visto il rigore stilistico, di
segnalarsi per la forza d’urto e per la maestria
espressiva, le quali evitano al songwriting banalità
e eccessiva dipendenza dai modelli, alla fine i rischi
maggiori per chiunque si cimenti in un campo tanto popolare,
amato e caratterizzato.
In sostanza, anche se è impossibile non riconoscere
nei quasi cinquanta minuti di durata del disco un’ammirazione
piuttosto evidente per alcune delle icone nodali del
genere (i Judas Priest in primis), tale dedizione è
talmente “naturale”, coinvolgente e appagante
da rendere il lavoro del combo fiorentino un’autentica
e credibile “celebrazione” di un sound davvero
“glorioso” e questo senza cercare alacremente
di diventare la “risposta italiana” a qualche
nome famoso, un ruolo spesso frettolosamente assegnato
dalla critica specializzata a questa o a quella formazione,
magari in maniera anche gratificante ma poi altrettanto
limitativa.
Quella dei Frozen Tears è una potente macchina
da combattimento che affonda i suoi colpi con chitarre
fulminanti, ritmi crepitanti e una voce che, con le
sue tonalità molto Halford-iane, sa condurre
con abilità questo copione parecchio “tradizionale”
e altrettanto avvincente.
Partendo dalla micidiale opener “Instability”,
passando per le cadenze sinistre e vorticose di “Heart
of stone”, per l’efficace e trascinante
“Don’t waste your time”, per la buona
“Who am I?” (con il singer Alessio Taiti
che sfodera una volubile prestazione, dove un velo della
schizofrenia vocale di un King Diamond si aggiunge alla
consueta base mutuata dall’oracolo del Prete di
Giuda!), soffermandosi su “The fortress”,
“Stories” e “Child’s prayer”,
tre killer songs di metallo elaborato, enfatico e atletico,
procedendo con la vibrante “The prison”
e terminando con l’egregia cover degli Accept
“Run if you can”, “Nights of violence”
appare come un’altra convincente conferma dell’integrità
artistica di una band che non vuole tradire il suo “primo
amore”, l’heavy metal d’impostazione
classica.
Nessun imprevisto dunque, però molta competenza
e spontaneità … se di stereotipo si vuole
parlare, beh, si tratta senza dubbio di un tipo di “cliché”
in perfetta salute.
Marco
Aimasso
VOTO:
7,5/10

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