REVIEW

NIGHTS OF VIOLENCE REVIEW :COMOMETAL

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Non puoi non pensarlo dopo l'ascolto dei primi due brani... "cazzo, questi ragazzi fanno heavy metal duro e puro"... "Nights of Violence", ormai quarto episodio discografico per i fiorentini Frozen Tears, stavolta sotto l'egida della My Graveyard Productions, è un album concepito da defenders, o quantomeno appassionati e follemente innamorati cultori del metal più classico e intransigente. Niente dragoni e niente spade, ma tanto US Power e tanta NWOBHM, condita dalla ciliegina sulla torta che risponde al nome di Alessio, vocalist della band dalla timbrica potente e decisa, che a tratti ricorda Rob Halford, e credo da lui tragga la maggior ispirazione. Ovviamente la ciliegina è tale perchè supportata da musicisti capaci ed ispirati, ed il risultato è più che soddisfacente se l'obiettivo primario non risulta la scoperta di maelstrom sonori il più originali possibili... parliamoci chiaro: ai Frozen Tears interessa fare heavy metal al meglio delle proprie possibilità, ma senza esplorare nuovi lidi musicali.
Nove sono gli inediti presenti, più il rifacimento di "Run If You Can" degli storici Accept a chiudere il lavoro e a ribadire ancora una volta il legame con gli 80s. I brani più rappresentativi sono "Queen of Solitude", con un refrain in puro stile US metal, e vaghi ricordi dei Savatage dei tempi che furono, "Heart of Stone", dalle sonorità più cupe e con un ritornello che difficilmente non rimane impresso in testa al secondo ascolto,"Don't Waste Your Time", più diretta nel suo incedere, "Child's Prayer", che ci catapulta indietro nel tempo direttamente nella NWOBHM, e infine la fantastica "Stories", brano che più heavy non si può... ascoltare per credere!
La componente US Power è predominante, e all'interno di tutto l'album se ne riceve il sentore, mentre è più scarsa l'attenzione alla scena europea, se non nei tratti più power dell'intero full lenght, che rimandano molto ai Rage più ispirati e più "old school". Sono poche e brevi le "sfuriate", se così le possiamo chiamare; i Frozen Tears preferiscono ragionare sui riffs e arrangiare a dovere ogni singolo passaggio. La mia immaginazione riesce ad intravedere passione per Ronnie James Dio, Black Sabbath, vaghi risvolti più propriamente hard rock sulla scia degli acts più acclamati, ma anche una lieve dose di epicità, quasi a richiamare bands come Cirith Ungol e Manilla Road...
Se volete essere rispediti indietro nel tempo e godervi del buon sano metal così com'è stato concepito, allora non posso che indirizzarvi, o meglio consigliarvi i Frozen Tears
Paul Thrash

8/10



MERCHANDISE
 

frozentears.it 2007