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NIGHTS
OF VIOLENCE REVIEW: BABYLON MAGAZINE
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Ascoltare
quest’album e dolersi dell’eterno ritardo
con cui gli italiani si pongono rispetto al resto dell’Europa
è un tutt’uno. Il quarto lavoro dei Frozen
Tears, infatti, si sarebbe candidato a pietra miliare
del classic metal solo quindici anni fa.
Ed
oggi invece si deve accontentare del marginale ruolo
di revival. La band fiorentina, dopo il divorzio con
la Steelheart (con cui, nel 2004, aveva pubblicato “Metal
Hurricane”), propone un album di ottima fattura,
traboccante di energia e vitalità, ricalcato
sullo stile Maiden/Priest. L’impetuoso screamin’
di Alessio Taiti rinverdisce gli echi di Dickinson e
Halford, mentre i riff delle chitarre, accompagnati
ad un asmatico lavoro dietro le pelli di Giovanni Guarnieri,
si pongono talvolta al limite dello speed power dei
primi Helloween.
La band, grazie ad una produzione davvero impeccabile
e ad un songwriting decisamente accattivante (i refrains
si prestano ad essere orecchiati senza grandi difficoltà),
si candida per il lancio oltre il gremito limbo italico
dell’underground.
A confermare un’attitudine tutta europea per la
melodia, i nostri chiudono in bellezza “Run If
You Can”, cover degli Accept.
Angelo
Greco
Rating:
7,5/10

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